CNT Attività

Spettacoli realizzati da Patrizia Schiavo in Svizzera - Compagnia Nuovo Teatro Locarno


2003 - SERVE E SPETTRI
Drammaturgia di Patrizia Schiavo 
Regia di Patrizia Schiavo e Riccardo Liberati


Le due serve, Claire e Solange, interpretate da Patrizia Schiavo e Vito Gravante, mettono in scena ogni giorno con ripetitività maniacale le prove dell’assassinio di Madame, la loro padrona. Ma nell’ossessione dell’eterno ritorno le nostre serve sono accompagnate, duplicate, a tratti consigliate dagli spettri delle serve che hanno vissute esistenze precedenti in quella stessa casa, che le istigano a compiere ciò che esse non avuto il coraggio di mettere in atto. Ma la storia si ripete, perché anche Madame è accompagnata dal suo doppio, dalla sua cattiva coscienza, dallo spettro che già conosce i piani omicidi delle serve, e ancora una volta riesce a farla franca. Così Claire torna nei panni di Madame, portando fino in fondo il gioco del travestimento. Trucco marcato, calze fumè, sottovesti nere, guanti di gomma, un abito di velluto scarlatto, il ventaglio, gli smeraldi e le scarpe di pelle lucida faranno il resto: si compirà il Gran Cerimoniale tragicomico degli attori in cerca dei loro “spettri”, dei loro corpi luminosi, smembrati, esasperati e possenti, per una farsa angelica e nera.

Patrizia Schiavo e Vito Gravante in "Serve e Spettri"




1998 - DELIRIO
Drammaturgia e regia di Patrizia Schiavo 

Con l’originalità non comune che lo contraddistingue, Ionesco incentra “Delirio a due” sul tema della crisi di coppia, e inserendo un Lui e una Lei in un metafisico stato d’assedio supera qualsiasi ovvietà tematica, arrivando con estrema chiarezza all’estremo parossismo: far ridere parlando di violenza.
E ancor più, far ridere dell’indifferenza alla violenza: “Che succede? Niente di speciale. Tre morti.” La finestra sul massacro è l’unica distrazione di una coppia in lite perpetua. Lite per noia, per la fatica di vivere, per la paura del vuoto. Rituali di assurdità quotidiana, esilaranti e grotteschi, poetici e violenti, commoventi e patetici, si susseguono vagamente interrotti da rumori di guerra: spari, granate, cannonate che si fanno via via più presenti fino ad invadere e distruggere progressivamente l’intero appartamento. Il microcosmo del conflitto interno tra i due, generato dall’inconsapevole paura che le parole vengano a mancare (per dirla alla maniera di Beckett), trova logica corrispondenza nel macrocosmo del conflitto esterno. Impossibile ogni via di uscita. Niente sembra inevitabile. Tutto si giustifica.
Nell’intenzione di dare forma visibile astratta alla guerra esterna, la messinscena si avvale della creazione di due bislacchi personaggi, che (citando qua e là Giuliano Scabia di “Scontri generali”) a tratti commentando come arbitri lo scontro interno, ora spuntando con armi improbabili dal tetto di due “armadi” o assediano l’appartamento come soldati, ora sbarcano su misteriosi pianeti come astronauti o diventano demenziali macchinisti nel progressivo disfacimento dello spazio.
In una ambientazione surreal-dadaista, il luogo d’azione (l’appartamento) affiora con elementi essenziali all’interno di una sorta di campo da tennis: una rete da pesca divide in due lo spazio scenico, al centro il letto, in fondo due armadi che fungono da porte di “uscita” e da abitacoli per i due strampalati arbitri-soldati-macchinisti. A destra e a sinistra le postazioni dei nostri “giocatori”: due isole-zattere (pedane basculanti) che accentuando l’instabilità interna ed esterna, fungono da luoghi privati in cui ciascuno appaga la propria egocentrica volontà di autoaffermazione rifugiandosi negli inutili rituali quotidiani, finché le parole arrivano a mancare, e allora non resta che nascondersi sotto il letto, chiudere gli occhi e aspettare la fine.



Delirio - Patrizia Schiavo, Vito Gravante

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